Domande frequenti sui prestiti a dipendenti pubblici e privati

Che differenza c’è tra un prestito personale e un prestito per dipendenti pubblici?

In relazione alla normativa in materia di finanziamenti, nessuna, ma un prestito per dipendenti pubblici è dedicato a questa tipologia di lavoratore, anche in pensione, e prevede delle agevolazioni in natura del contratto a tempo indeterminato. Questo costituisce garanzia di restituzione del prestito, e la riduzione del tasso di interesse, parametro che si eleva con l’aumento del rischio di mancato pagamento (per difficoltà economiche, licenziamento, etc.).

La modalità di pagamento maggiormente utilizzata è la cessione del quinto, in cui la quota delle rate viene detratta a monte dallo stipendio o pensione del richiedente tramite il datore di lavoro, che successivamente eroga gli emolumenti al netto di queste trattenute. In questo modo gli istituti bancari che erogano il prestito hanno la certezza della restituzione degli importi finanziati e possono proporre un tasso agevolato a partire dal 3,50% contro il 4,45% minimo delle altre proposte di finanziamento. Trattandosi di prestito per dipendenti pubblici, i requisiti per l’accesso sono legati alle caratteristiche stesse della categoria professione, come l’iscrizione al Fondo Credito e il versamento di almeno 4 anni di contributi all’ente previdenziale Inps, ex Inpdap.

Chi può richiederlo?

In applicazione del D.P.R 180/50, il prestito per dipendenti pubblici con cessione del quinto può essere richiesta da tutti i lavoratori dipendenti assunti presso aziende private, para-statali e statali in servizio o collocati in pensione, che siano iscritti al Fondo Credito o abbiano versato almeno 4 anni di contributi presso la Gestione Inps. Per fare domanda di cessione del quinto è necessario che il dipendente pubblico non abbia altri finanziamenti in corso. In ogni caso la rata mensile non può superare 1/5 o il 20% dello stipendio o pensione. Più nel dettaglio, le categorie che possono fruire delle agevolazioni di Tan e Taeg con questa tipologia di prestito sono:

  1. dipendenti di una Pubblica Amministrazione (PA)
  2. dipendenti delle aziende del Gruppo Poste Italiane spa
  3. dipendenti e pensionati di altre PA iscritti al Fondo Credito
  4. dipendenti iscritti alla Gestione Dipendenti Pubblici dell’Inps
  5. dipendenti di una PA iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale (ex ENAM)
Cos’è la cessione del quinto?

È una modalità di pagamento delle rate mensili del finanziamento ma è anche un parametro di calcolo per definire la somma massima cedibile del proprio stipendio o pensione, ovvero un quinto al netto di assegni e detrazioni. Ciò significa che la rata non deve superare un quinto degli emolumenti totali mensili del soggetto richiedente, sul quale viene poi calcolato anche l’importo complessivo massimo del finanziamento. La somma finanziabile è anche legata ad altro fattore: nella cessione del quinto la durata massima del rimborso è di 10 anni, per 120 rate mensili.

Di seguito la quota viene trattenuta dal datore di lavoro e versata all’ente creditore con scadenza definita in sede contrattuale; lo stipendio o pensione viene di seguito erogato al netto di questo importo.

Es: stipendio al netto delle trattenute 1.200 euro

  • Quota massima cedibile come rata: 200 euro
  • 200 euro x 120 rate mensili = quota massima erogabile 24.000 euro, che detraendo gli interessi applicati alla rata, diventano circa 20.000 euro.
Come faccio a conoscere la rata massima cedibile?

In sede di sottoscrizione del contratto di prestito sarà richiesto un documento fornito dal datore di lavoro in cui è calcolato un quinto o il 20% di tutti gli emolumenti mensili al netto delle trattenute di assegni famigliari o altri somme da trattenere in corso. Si tratta dell’attestato di servizio. Nel documento si attesta la quota di rata massima applicabile su stipendio e pensione che servirà per il calcolo dell’importo massimo finanziabile. Deve dunque essere richiesto all’ente di appartenenza, al vostro datore di lavoro o all’Inps, in caso di collocamento in pensione.

La cessione del quinto è obbligatoria?

È la modalità di pagamento che caratterizza questa forma di prestito dedicata ai dipendenti con contratto a tempo determinato e in Convenzione diretta con l’ente erogatore. È l’operazione che consente di far ottenere dei finanziamenti con tasso agevolato in quanto si riduce il rischio di insolvenza dal momento che la rata viene detratta direttamente dallo stipendio prima che questo sia erogato al lavoratore. La richiesta di una modalità differente di pagamento invalida questi principi e non sempre è possibile ottenere l’accettazione. Per comprendere meglio le caratteristiche della cessione del quinto, osserva anche la tabella qui di seguito riportata:

CESSIONE DEL QUINTO CARATTERISTICHE
COS’È – modalità di pagamento mensile
– detrazione diretta dal datore di lavoro
DESTINATARI – dipendenti PA con contratto a tempo indeterminato
– pensioni Inps
IMPORTI – 1/5 degli emolumenti totali al netto delle trattenute
OBBLIGATORIA – sì
A COSA SERVE – riduzione insolvenza
– Taeg agevolato
– calcolo importo massimo erogabile
LIMITAZIONI – nessun altro finanziamento in corso
– piano di rimborso massimo di 120 mesi
DOCUMENTAZIONE – sottoscrizione datore di lavoro
– certificato servizio con info rata cedibile

Qual è un esempio di prestito standard?

Si utilizza la cessione del quinto per il pagamento delle rate, questo è il metodo maggiormente utilizzato dai dipendenti pubblici, per la riduzione del rischio di insolvenza che consente di ridurre il tasso di interesse. In media, queste le caratteristiche di un prestito personale standard per dipendenti pubblici che non sono stati segnalati al Crif (Centrale Rischi Finanziari in cui si viene iscritti in caso di mancato pagamento delle rate):

  1. TAN a partire da 3,50% e mediamente 4,45-4,50% in relazione all’età anagrafica del soggetto richiedente
  2. TAEG a partire da una media del 5,60% (variazione nelle finalità)
  3. tasso fisso, uguale per tutta la durata del piano di rimborso
  4. importi fino 75.000 euro, ma mediamente 60-65.000 euro
  5. durata piano di ammortamento minima di 12 mesi
  6. durata piano di ammortamento massima di 120 mesi
  7. durata media maggiormente richiesta è di 5 anni con 60 rate mensili, in considerazione dell’età del richiedente

Se invece volessimo fare un esempio di prestito standard richiesto da un dipendente pubblico in servizio con più di 4 anni di contribuzione al Fondo Credito o alla Gestione Unitaria di anni 60, con piano di ammortamento di 120 mesi per una somma complessiva di 30.000 euro con cessione del quinto, avremo una proposta di Prestito pluriennale Inps di questo tipo:

ESEMPIO PRESTITO REQUISITI e COSTI
DESTINATARIO – dipendente pubblico in servizio
ETA’ – 60
STIPENDIO NETTO – 1.500 euro
IMPORTO FINANZIABILE – 30.400 euro
MODALITA’ PAGAMENTO – cessione del quinto
IMPORTO RATA – 299,83 euro
INTERESSI RATA – 130,44 euro
PIANO DI AMMORTAMENTO – 60 mesi
TAEG – 3,50%
SPESE – 152,00 euro
IMPORTO TOTALE DOVUTO – 35.979 euro
INTERESSI TOTALI – 5.579 euro

Il tasso del 3,50% è applicato su somme massime erogabili dai 6.000 in su per la tipologia di Prestito Pluriennale Inps e fino a 48 mesi per il piano di rimborso, mentre per importi meno elevati, partendo dai 1.500 euro e con piano di rimborso minimo di 12 mesi, il Taeg è del 4,25%, come anche indicato nell’esempio riportato nella tabella seguente per una proposta di Piccolo Prestito Inps di 6.000 euro:

ESEMPIO PRESTITO REQUISITI e COSTI
DESTINATARIO – dipendente pubblico in servizio
– pensionato
ETA’ – 50-60
STIPENDIO NETTO – 1.500 euro
IMPORTO FINANZIABILE – 6.000 euro
MODALITA’ PAGAMENTO – cessione del quinto
IMPORTO RATA – 135,93 euro
INTERESSI RATA – 31,14 euro
PIANO DI AMMORTAMENTO – 48 mesi
TAEG – 4,25%
SPESE – 30,00 euro
IMPORTO TOTALE DOVUTO – 6.524 euro
INTERESSI TOTALI – 524 euro

Come garanzia mi è stato chiesto il Tfr, perché?

Il Tfr o Trattamento di Fine Rapporto, viene richiesto come garanzia ai dipendenti pubblici in servizio, nel caso in cui si richieda un importo elevato o se dall’analisi della solidità dell’azienda emerga una percentuale di rischio licenziamento o qualche altra difficoltà economica. In questo caso la somma del Tfr viene trattenuta per rimborsare le somme residue del debito.

E se vengo licenziato o mi licenzio?

In caso di licenziamento volontario per giusta causa – ma anche nel caso in cui sia la Pubblica Amministrazione per qualsiasi motivazione a risolvere il rapporto di lavoro – l’Istituto bancario creditore può procedere alla trattenuta del Tfr nella somma corrispondente agli importi dovuti (capitale e interessi). Nel caso in cui il Trattamento di Fine Rapporto non fosse in grado di coprire il debito residuo, le somme mancanti saranno corrisposte dalla compagnia assicurativa alla quale si è versata la polizza vita e rischio impiego in sede contrattuale.

Chi paga in caso di decesso del soggetto richiedente?

In caso di decesso, sarà la polizza assicurativa firmata e accettata in sede di sottoscrizione del contratto a corrispondere il debito residuo alla società finanziaria.

Quanto costa tra interessi e spese amministrative?

Il costo complessivo del finanziamento è dato principalmente dal Taeg che indica la quota di interessi e le spese da corrispondere per avviare la pratica di finanziamento. Possiamo fare un esempio che permetta di comprendere in linea generale quali sono tutti i costi di un finanziamento, del quale non si deve solo pensare alla restituzione del capitale e degli interessi applicati, ma anche alle spese che interessano la lavorazione della pratica.

Prendiamo per esempio un dipendente pubblico con uno stipendio mensile di 1.300 euro al netto delle trattenute. La quota massima cedibile di 1/5 o del 20% è pari a 260 euro circa. Questa quota, che corrisponderà alla rata massima, deve comprendere capitale + interessi, dunque 260 x 120 rate (la durata massima del finanziamento potrebbe corrispondere ad un importo massimo cedibile di 22-23.000 euro). Dati molto indicativi, ma giusto per farsi un’idea.

  • Importo richiesto: 23.000 euro
  • Importo complessivo dovuto: 29.207 euro
  • Piano di ammortamento 120 rate mensili da 243 euro
  • Taeg da 4,95%

Costo totale del finanziamento: 6.200 euro circa euro composto da:

  • 4.900 euro nella misura del 3,50% di Tan con tasso di interesse fisso
  • 1.000 euro commissione di intermediazione
  • 300 euro spese di istruttoria e oneri fiscali
Ho già un finanziamento in corso, posso fare domanda?

In applicazione al regolamento del prestito per dipendenti Inps, la modalità di rimborso con la cessione del quinto prevede che il soggetto richiedente non abbia altri finanziamenti in corso, in quanto il calcolo della rata dispone degli importi non superiori ad un quinto dello stipendio al netto delle trattenute, o comunque non oltre il 20% degli emolumenti totali percepiti mensilmente. Ciò significa che nel caso in cui l’istanza di prestito venga accettata comunque, l’importo complessivo della due rate (i due prestiti, per esempio) non deve superare questi parametri.

Se la quota massima cedibile è di 300 euro mensili, e si ha già un finanziamento in corso con rata di 200 euro, il nuovo prestito con cessione non potrà superare le 100 euro mensili, andando ad invalidare anche la somma massima erogabile con il finanziamento. per comprendere meglio, osserva anche la tabella qui di seguito riportata:

CESSIONE DEL QUINTO UN SOLO PRESTITO ALTRI FINANZIAMENTI IN CORSO
STIPENDIO NETTO 1.500 euro 1.500 euro
RATA ALTRI PRESTITI 150 euro
IMPORTO EROGABILE 30.000 euro 15.000 euro
IMPORTO RATA 300 euro 150 euro
PIANO DI RIMBORSO 120 mesi 120 mesi

Come posso fare domanda?

È possibile inoltrare istanza di finanziamento direttamente online nel sito ufficiale Inps (ex-Inpdap) nella sezione dedicata ai prestiti. Come primo passo, per farsi un’idea e informarsi sulle modalità di richiesta degli importi e sul pagamento, ma sopratutto sulla tipologia di prestito più adatto alle proprie esigenze, è importante:

  1. consultare la pagina dedicata alle forme di finanziamento
  2. successivamente compilare il modello disposto per l’avvio dell’istanza
  3. allegare la documentazione richiesta compilando i moduli presenti nella stessa sezione
  4. allegare i documenti personali come carta di identità, codice fiscale, Cu, certificazione di servizio o modello Obis se pensionato
  5. richiedere al proprio medico e allegare il certificato che attesta il proprio stato di salute
  6. se presenti patologie, è necessario un certificato che documenti nel dettaglio la situazione di salute del soggetto richiedente

La risposta avviene secondo una tempistica dai 2 ai 5 giorni, in relazione alla propria posizione creditizia e alla disponibilità del Fondo Credito o Gestione Unitaria a cui si appartiene e dalla quale si attinge per la concessione degli importi finanziati. L’esito positivo della propria richiesta non è però vincolante, in quanto potrebbe anche accadere che le condizioni proposte non siano congeniali al richiedente. Questa prima fase è preventiva e va comunque sottoscritta successivamente. Potrebbe infatti capitare anche che la richiesta sia rifiutata per mancanza di fondi e venga stilata una graduatoria per la concessione dei finanziamenti.

Quale documentazione devo presentare?

Per la richiesta di un prestito personale è necessario fare domanda sul sito ufficiale Inps nella sezione dedicata ai finanziamenti per dipendenti pubblici e in linea generale vi è una documentazione standard da presentare. Vi sono poi dei documenti che potrebbero essere richiesti in relazione alla propria posizione assicurativa, economica e il proprio passato creditizio. Per esempio, se siete stati segnalati al Crif (Centrale Rischi Finanziari) o avete avuto dei ritardi nei pagamenti di prestiti precedenti. La documentazione richiesta necessaria per la verifica della fattibilità dell’erogazione delle somme richieste, il calcolo della rata massima pari a 1/5 dello stipendio/pensione e il piano di ammortamento prevede la presentazione di:

  • documento di identità in corso di validità o patente di guida
  • codice fiscale o tessera sanitaria
  • ultima busta paga (cedolino)
  • certificazione Unica o modello Obis M INPS
  • certificato di stipendio o attestato di servizio (contiene l’importo della rata massima cedibile)
  • certificato di contribuzione o iscrizione al Fondo Credito
  • iscrizione alla Gestione Unitaria (cassa dei dipendenti pubblici)
  • certificazione di sana e robusta costituzione (moduli sul sito Inps)
  • certificazione medica in cui sono presenti le informazioni sulle condizioni di salute del soggetto richiedente (se presenti delle patologie)
  • documentazione in cui si autorizza il datore di lavoro a detrarre le somme dallo stipendio o pensione per saldare le rate del finanziamento

Potrebbero essere richieste anche delle garanzie, come per esempio una parte del Trattamento di Fine Rapporto. Inoltre le condizioni contrattuali sono differenti in relazione agli anni di servizio. L’ottenimento di questa tipologia di prestito è legata almeno ai 48 mesi di servizio con relativo pagamento contributivo al Fondo Credito o alla Cassa di Gestione Unitaria de dipendenti pubblici. Inoltre, anche le somme erogate sono legate alle disponibilità presenti nel Fondo (se ci sono molte richieste, si stende una Graduatoria), motivo per cui anche la documentazione richiesta potrebbe variare in relazione a queste situazioni.

È possibile richiedere anche un mutuo?

Sì. Esistono proposte di mutuo ipotecario edilizio concesso per finanziare l’acquisto o la costruzione della prima casa o di un posto auto o per sostenere le spese per gli interventi di manutenzione e ristrutturazione nella propria abitazione. L’importo massimo erogabile è di 300.000 euro in relazione al proprio stipendio mensile e alla durata massima del piano di ammortamento calcolata in relazione alla propria età anagrafica. Se il richiedente ha meno di 65 anni, il mutuo può avere un piano di rimborso variabile da 10 a 30 anni, mentre se il richiedente ha dai 65 anni in su, la durata non può superare i 15 anni.

Un altro fattore da valutare è la disponibilità del Fondo Credito utilizzato per l’erogazione di prestiti e mutui ai dipendenti pubblici: nel caso di eccesso di domande in relazione al 90% delle disponibilità, viene stilata una graduatoria per la distribuzione delle somme che è possibile richiedere.

I mutui Inpdap possono essere a tasso fisso, calcolati in base al loan-to-value, o a tasso variabile, calcolati in relazione all’Euribor a 3 mesi su 365 giorni e maggiorato di 200 punti base. Il pagamento è disposto su rata trimestrale con metodo francese, in cui l’importo è costante modificando esclusivamente la sua composizione della percentuale di quota di interessi e quota capitale. È comunque da ricordare che in base a quale iscrizione al Fondo o Gestione si appartiene, le somme massime erogabili sono differenti, ma sempre con giustificativo di spese per la prima casa – che non deve appartenere alla categoria di case di lusso.

Quanto posso richiedere con il mutuo Inpdap?

Il mutuo ipotecario edilizio può essere concesso per finanziare:

  1. acquisto prima casa
  2. costruzione prima casa
  3. ampliamento su terreno di proprietà
  4. assegnazione da cooperative in proprietà divisa di un alloggio/abitazione non appartenente a categorie di lusso.

La somma massima richiedibile per il mutuo per sostenere le spese di interventi/manutenzione o acquisto della prima casa dipende:

  1. dall’età del richiedente
  2. dalla disponibilità del Fondo Credito o dalla Gestione a cui si appartiene
  3. dall’importo mensile dei propri emolumenti
  4. dalla tipologia di interventi o spese che si intendono sostenere

Gli importi massimi erogabili in relazione alla motivazione della richiesta del mutuo sono:

  1. interventi di manutenzione e ristrutturazione prima casa, adattamento, ampliamento, trasformazione: 300.000 euro, se iscritti al Fondo Credito
  2. costruzione acquisto box o posto auto: 150.000 euro non distante più di 500 metri dall’abitazione, se iscritti al Fondo Credito
Posso richiedere un mutuo per spese scolastiche di un famigliare?

Sì. È possibile inoltrare domanda di mutuo per sostenere le spese di iscrizione e frequenza in Italia e all’estero di enti che rilascino titolo e attestato valido, da parte del dipendente pubblico o di un componente della sua famiglia, per una somma massima di 100.000 euro, a:

  1. corsi universitari
  2. corsi post laurea
  3. master
  4. conservatorio di musica
  5. accademia di belle arti
  6. istituti di formazione professionale
Sono appena stato assunto, posso richiedere un prestito Inps?

Per poter fare domanda di un prestito Inps, anche per piccole somme e anche se si sceglie la modalità di cessione del quinto, è necessario aver prestato servizio per almeno 24 mesi – in alcuni casi sono necessari 4 anni – in cui si sono versati in contributi alla cassa di Gestione unitaria dei dipendenti pubblici Inps ex Inpdap o al Fondo Credito, da cui vengono attinte le somme poi erogate per prestiti e mutui. Per comprendere meglio, osserva anche la tabella qui di seguito riportata, in cui sono indicate le info brevi e le caratteristiche di questa tipologia di prestito, dedicata ai dipendenti pubblici in servizio o in pensione, ma anche con qualche limitazione:

PRESTITO DIPENDENTI PUBBLICI INFO BREVI
CHI PUO’ FARE DOMANDA – iscritti al Fondo Credito
– iscritti Gestione Unitaria
– dipendenti pubblici in servizio
– dipendenti pubblici in pensione
CHI NON PUO’ FARE DOMANDA – in servizio da meno di 48 mesi
– altro finanziamento in corso
– contratto a tempo determinato*
– segnalato Crif
IMPORTO MASSIMO – 60-75.000 euro
– 100.000 euro per prima casa
RIMBORSO – cessione del quinto
– su c/c
IMPORTO RATA – 1/5 di stipendio o pensione
– 2/5 con prestito delega
DURATA – da 12 a 120 mesi
TAN e TAEG Da 3,50 al 7,50 in base a:
– età
– finalità
– istituti di credito
– passato creditizio
COSTI PRESTITO – assicurazione vita
– polizza rischio impiego
– bollo
– spese amministrative
DOCUMENTAZIONE – carta d’identità
– codice fiscale
– CU
– ultima busta paga
– attestato di servizio
– certificazione stato di salute

* Alcuni Istituti bancari convenzionati, concedono questa forma di prestito anche a dipendenti pubblici con contratto a tempo determinato, calcolando l’importo massimo della rata sulla dilazione di un piano di ammortamento pari alla durata del rapporto di lavoro, per esempio 12 mesi o 24.

Ho un contratto a tempo determinato, posso fare domanda?

I requisiti di accesso alle differenti tipologie di prestito Inps sono il servizio da almeno 24 mesi e il pagamento dei contributi al Fondo Credito o alla Gestione unitaria di almeno 4 anni. In questo caso, se si è in possesso di un contratto a tempo determinato, è possibile fruire di proposte di finanziamento per importi calcolati su emolumenti totali mensili al netto delle trattenute che non devono superare un quinto dello stipendio e con un piano di ammortamento della durata massima del rapporto di lavoro.

Posso richiedere il prestito per un’altra persona?

, per un famigliare dell’iscritto, per sostenere le spese che interessano gli studi, la formazione, il matrimonio, le vacanze. Il finanziamento non deve essere obbligatoriamente per finalità legate al soggetto iscritto all’Inps.

È possibile ottenere una rata superiore a 1/5 dello stipendio?

In questo caso si tratta di prestito delega. La rata può superare il 20% dello stipendio/pensione e fino ai 2/5, ma è concessa sempre in relazione agli emolumenti totali mensili (deve esistere la sostenibilità del pagamento della rata). La modalità di pagamento è la cessione del quinto e gli importi vengono detratti dal datore di lavoro che li eroga all’Inps, alla società assicurativa o banca in Convenzione, per corrispondere il debito. Nella delega di pagamento però, il datore di lavoro non è obbligato ad accettare di detrarre la rata di pagamento prima dell’erogazione dello stipendio

Sono stato licenziato con giusta causa, posso contare sull’assicurazione?

No. L’assicurazione copre esclusivamente le spese del prestito o mutuo in caso di decesso del soggetto richiedente e di licenziamento involontario, per esempio, chiusura di attività, riduzione del personale.

Non voglio dichiarare a cosa mi servono i soldi, è possibile?

. In realtà il prestito Inps non è finalizzato, motivo per cui il richiedente non è obbligato a presentare la documentazione sul come spenderà il denaro che richiede. In questo caso, è possibile inoltrare domanda per prestito di liquidità, in cui la somma è erogata direttamente sul proprio conto corrente e si decide di spenderla quando e come si desidera. Le somme possono essere richieste anche dai famigliari del soggetto iscritto all’ente di previdenza per sostenere le spese di istruzione e formazione, per esempio.

In linea generale, però, in relazione alle finalità della richiesta, ci sono delle agevolazioni e il tasso di interesse può essere di molto differente. Per esempio, un prestito per la prima casa ha un tasso fisso che oscilla dal 3,50% al 4,50% contro un prestito auto che potrebbe arrivare anche al 6,89%. Se si ha intenzione invece di richiedere un mutuo ipotecario, non è possibile non presentare la documentazione della finalità per cui si fa domanda, anche perché le somme massime erogabili sono differenti in relazione alle spese da sostenere.

Si può parlare anche di prestito liquidità, che consente di ottenere una somma di denaro non vincolata all’acquisto di un bene o servizio. L’istruttoria di una pratica di questa forma di finanziamento è veloce, anche perché solitamente gli importi richiesti sono ridotti e derivati da necessità improvvise, urgenze, difficoltà economiche o di sostenere spese di arredamento, nozze, viaggi. Quando l’importo richiesto è una cifra contenuta, è possibile ricevere il finanziamento in tempi più rapidi rispetto ad altre tipologie di finanziamento.

Cosa sono le Convenzioni?

Nel caso dei prestiti per dipendenti pubblici, le Convenzioni sono degli accordi tra l’ente erogatore del prestito, ovvero l’Inps, e l’azienda a cui appartiene la categoria professionale alla quale si dedica il finanziamento, che solitamente è un Ministero. L’accordo permette di ottenere degli importi con agevolazioni nel tasso di interesse rispetto alle altre tipologie di prestito personale o mutuo presenti sul mercato, in quanto è lo stesso Ministero che garantisce per il lavoratore; eroga lo stipendio e certifica gli emolumenti totali mensili utili per la corresponsione del debito. Con la modalità di cessione del quinto, gli importi delle rate sono versate prima dell’erogazione dello stipendio o pensione al lavoratore, motivo per cui il rischio di insolvenza è ridotto riflettendosi sul minor tasso di interesse.

Le Convenzioni sono valevoli su stipendio o pensione indipendente dagli importi mensili.

  1. Nel caso di lavoratore in servizio, le Convenzioni possono essere avviate tra Inps e Ministero a cui si appartiene, o in un secondo caso, è una società assicurativa o istituto bancario che concede il prestito personale tramite Convenzione Inps.
  2. Nel caso di soggetto pensionato, il prestito personale viene concesso direttamente dall’ente previdenziale. Tan e Taeg sono inferiori alle altre forme di finanziamento in quanto la rata vine detratta a monte dagli importi che lo stesso Inps eroga al suo pensionato: si parla di tassi di interesse a partire dai 3,50% in relazione alla finalità della richiesta.
Qual è la differenza tra prestito finalizzato e non finalizzato?

In un prestito finalizzato è necessario dichiarare la motivazione per cui si fa domanda di prestito, si acquista un bene, e le somme non passano per mano del soggetto richiedente ma sono erogate all’azienda dalla quale si compera. Il lavoratore dovrà a seguito saldare le rate secondo il piano di ammortamento sottoscritto. Un esempio potrebbe essere quello di acquisto di un’auto: prestito di 13.000 euro, somma che andrà direttamente alla concessionaria; il soggetto richiedente pagherà rate mensili da 356 euro per 5 anni (indicativamente). Il prestito è finalizzato all’acquisto di un’automobile.

In un prestito non finalizzato invece, il soggetto richiedente non deve fornire indicazioni sulla motivazione del prestito; gli viene erogata la liquidità che spende come e nei tempi che ritiene opportuni; salda le rate tramite cessione del quinto, e le somme vengono detratte direttamente dallo stipendio o pensione prima della sua erogazione. In questo caso gli importi richiesti sono fruibili dal lavoratore direttamente dal suo conto corrente. Il prestito non è finalizzato ad un acquisto esterno, a un bene o servizio, ma le somme vengono utilizzate per più finalità che non è necessario certificare.

La domanda può essere rifiutata?

. Anche nel caso di richiesta di prestito personale con Convenzioni e anche con la riduzione del rischio di insolvenza con la cessione del quinto, la richiesta può essere respinta. I casi possono essere tra i più svariati:

  1. altri finanziamenti in corso (con la cessione non è possibile ottenere altre detrazioni su stipendio o pensione
  2. segnalazione grave al Crif (passato creditizio negativo)
  3. mancanza di fondi nel Fondo Credito o Gestione Unitaria dei dipendenti pubblici
  4. mancanza di garanzie se la richiesta è di somme elevate
  5. gli importi richiesti, dilazionati in un piano massimo di ammortamento di 10 anni, sono troppo elevate per essere sostenute da 1/5 dello stipendio
  6. età anagrafica avanzata che non rientra nel piano di rimborso

In alcuni di questi casi, è anche possibile che l’ente erogatore del prestito non respinga totalmente la domanda, ma che proponga la riduzione degli importi erogabili, in modo da riequilibrare le somme che possono essere effettivamente finanziate. Per esempio nel casi di indisponibilità dei fondi o di una rata che supera il 20% degli emolumenti totali del dipendente.

Non ottengo il prestito perché sono stato iscritto al Crif, come faccio a cancellarmi?

L’iscrizione alla banca dati del CRIF (Centrale Rischi Finanziari) è avviata per mancato pagamento di più rate consecutive, o insolvenza totale del debito, con elusione di tutti i richiami e avvisi, oltre all’impossibilità della società debitrice di ottenere il saldo delle somme erogate. È dunque possibile che a seguito dell’iscrizione al Crif non si ottengano più finanziamenti, anche se la modalità di cessione del quinto con detrazione diretta delle somme da pagare, potrebbe dare maggiori possibilità. In caso però di mancata accettazione della domanda di credito, è anche possibile verificare se è possibile cancellare la propria iscrizione al Crif, ovvero controllare se sono scaduti i tempi massimi per la conservazione dei dati del vostro precedente finanziamento, tempi variabili in relazione alle finalità del trattamento e alla situazione del credito.

Le segnalazioni di ‘cattivo pagatore‘ vengono però rimosse secondo le seguenti tempistiche:

  1. dopo 30 giorni, domande rifiutate o annullate dal richiedente
  2. dopo 36 mesi, se il finanziamento in seguito si conclude con esito positive e le rate vengono tutte saldate
  3. dopo 12 mesi, pagamenti fino a 2 rate in ritardo e poi saldate
  4. dopo 24 mesi, pagamenti di oltre 2 rate in ritardo e poi saldate
  5. dopo 36 mesi il termine del piano di ammortamento, se le rate non vengono mai saldate

Nel caso in cui la segnalazione, allo scadere della tempistica sopra indicata, sia ancora presente nel data base della Crif, il soggetto richiedente un prestito può richiedere l’annullamento compilando e inoltrando il modello presente nello stesso sito ufficiale della Centrale Rischio Finanziamenti, dal quale è possibile monitorare anche lo stato di evasione della richiesta inserendo il numero dell’istanza. Se persiste la condizione per la rimozione della segnalazione, il Crif ha l’obbligo di risolvere la pratica entro 90 giorni.

Il mio datore di lavoro può rifiutare la cessione del quinto?

No. Il datore di lavoro non può rifiutarsi di accettare la sottoscrizione della pratica, ma è necessario avere prova della notifica del contratto per ottenere l’erogazione del finanziamento. Questo deve firmare infatti la documentazione in cui si impegna mensilmente a versare la quota della rata e erogare lo stipendio o pensione al netto di queste quote. L’unica forma di finanziamento in cui il datore di lavoro può rifiutarsi di accettare la cessione del quinto è nel prestito delega, in cui la rata comporta somme corrispondenti fino a 2/5 dello stipendio o pensione.

Per ottenere il prestito, viene contattato il mio datore di lavoro?

Nel caso di dipendente pubblico in servizio, il contatto con il datore di lavoro è necessario in quanto questo dovrà sottoscrivere la documentazione in cui si impegna a versare le quote spettanti per risolvere il debito durante tutto il piano di ammortamento del finanziamento. La fattibilità della richiesta è però un’operazione esterna che non rientra ‘nella valutazione di fattori personali’, ma verifiche che mirano a stabilire gli importi massimi possibili rimborsabili evitando il rischio di insolvenza.

Il primo passo è l’invio della valutazione del profilo del soggetto richiedente alla Centrale Rischi Finanziari (Crif), e se l’esito è positivo, si valuterà esclusivamente la somma erogabile e la sua dilazione in rate mensili che non superino il 20% degli emolumenti totali. Il datore di lavoro non ha parte nell’accettazione o rifiuto della domanda di finanziamento, ma questi entra in causa esclusivamente perché sarà lui a versare le quote del finanziamento all’ente erogatore. Nel caso di richiesta da parte di un pensionato, è l’Inps a erogare il finanziamento e la pensione, motivo per cui questa operazione viene meno.

Posso richiedere il prestito per pagare un altro prestito in corso?

Sì. In questo caso, è possibile fare domanda di liquidità, rientrante nella tipologia di prestito non finalizzato. Alcuni Istituti bancari in Convenzione prevedono la forma di consolidamento debiti con la quale si ottiene un nuovo prestito, di importo superiore al precedente, accorpando la somma complessiva del primo finanziamento e rimborsando il debito in una sola rata mensile ma di importo inferiore. Questa soluzione è l’ideale per chi ha più finanziamenti in corso e si trova in difficoltà nei pagamenti perché permette di allungare il piano di ammortamento con pagamenti più piccoli.

L’importo massimo erogabile è di 50-60.000 euro, ma sempre in relazione alle condizioni di età anagrafica, emolumenti totali mensili, 1/5 dello stipendio come rata cedibile massima, salvo eccezioni con il prestito delega, che consente di ottenere una rata mensile dei 2/5 dello stipendio o pensione. L’accettazione della richiesta di un secondo prestito che saldi il/i finanziamento/i precedente/i è sempre legata all’analisi valutativa del profilo del cliente, alle caratteristiche del finanziamento richiesto e alla fattibilità dell’operazione. È necessario fare presente che questa domanda potrebbe anche non trovare accoglimento.

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Docente di materie letterarie e latino, con esperienza di insegnamento all'estero nelle classi SEGPA di italiano LS e L2, discipline latino, inglese e francese con metodologia CLIL; insegnante di sostegno nella secondaria di II grado e assistente di lingua inglese e di accompagnamento educativo indirizzato a soggetti con gravi difficoltà scolastiche e rischio abbandono; tecnico dei servizi educativi e marketing con funzione di promozione esterna in siti culturali; redattore e gestione di contenuti informativi/multimediali e critico letterario per lavoro ma sopratutto per passione.“