Piccoli prestito dipendenti ex inpdap: migliori di Luglio 2022, guida e informazioni

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I prestiti INPDAP sono finanziamenti agevolati erogati o associati all’INPS. Diciamo innanzitutto che sarebbe più corretto chiamarli prestiti INPS oggi, perché il governo Monti ha abolito l’INPDAP e si è fuso con l’INPS dal 1 ° gennaio 2012. L’INPDAP è stato successivamente assorbito dall’INPS ed è diventato la gestione dei dipendenti pubblici dell’INPS. La nuova gestione garantisce di fornire tutte le prestazioni previdenziali, creditizie e sociali. Questi servizi includono, ad esempio, la fornitura di prestiti e mutui a tutti i pensionati e ai dipendenti del settore pubblico.

Tutte queste attività sono finanziate dai famosi contributi dei lavoratori. Facendo un piccolo appunto si può affermare che esistono due modalità per ottenere tali prestiti direttamente tramite INPS o tramite istituti di credito convenzionati (che si tratti di una banca o di una finanziaria).

Prestiti diretti dall’INPS

Se vuoi rivolgerti direttamente all’INPS, devi aderire alla gestione unificata del credito e dei servizi sociali (fondo crediti), puoi versare i relativi contributi facendoli trattenere direttamente dalla busta paga o detraendo dalla pensione e tieni presente.

Caratteristiche del prestito

  • I prestiti vengono erogati entro i limiti delle risorse finanziarie previste nel massimale annuale di bilancio dell’istituto.
  • Oltre ad aderire al corso di gestione unificata, il richiedente deve avere anche un contratto a tempo indeterminato con durata di quattro anni, utilizzabile per la pensione e il pagamento della quota associativa quadriennale. I soci con contratto a tempo determinato possono beneficiare di trasferimenti che possono essere risolti entro la durata del contratto e sono tenuti a stanziare il TFR a garanzia del rimborso del prestito.
  • Dovrebbe essere stabilito che ci deve essere un codice PIN personale o una carta di servizio nazionale (CNS).
  • I pubblici ufficiali presentano le domande tramite i rispettivi uffici competenti secondo gli appositi moduli predisposti dall’Istituto, per poi trasmetterle all’INPS in via telematica.
  • I pensionati possono inoltrare la domanda in modo specifico per via telematica attraverso i corrispondenti servizi online sul sito INPS.
  • Dopo l’approvazione della domanda, l’importo determinato verrà versato direttamente sul conto corrente del richiedente.

Prestito con le banche e finanziarie convenzionate

Per quanto riguarda le procedure che devono essere espletate dal richiedente, il secondo metodo è più semplice del precedente. Si tratta di ricorrere a una banca o istituto finanziario che ha firmato un’apposita convenzione con l’istituto previdenziale. In questo caso l’istituto utilizza le seguenti modalità.

Possono essere gestiti sistemi informatici appositamente predisposti dall’INPS. Queste funzioni consentono ai mutuatari appositamente autorizzati di accedere al sistema di pagamento della pensione tramite Internet per determinare l’ammontare della quota trasferibile ed entrare nel piano di ammortamento del prestito richiesto. Inoltre, va notato che, in considerazione dell’evoluzione del contesto bancario, le banche apprezzano particolarmente i dipendenti del settore pubblico. È per questo motivo che, oltre ai seguenti fatti, le banche tendono a fornire questo tipo di prestiti a tassi di interesse molto interessanti: INPS Dopo l’esaurimento l’importo richiesto non deve essere limitato al limite massimo.

I vari tipi di prestiti dell’INPS

In generale si può dire che i prestiti INPS EX-INPDAP possono essere suddivisi in 2 macro categorie:

  • Piccolo prestito
  • Prestito pluriennale

Il periodo di rimborso va da un min. di 6 mesi a un max. di 48 mesi. Ci tengo a ricordare che il prestito proposto dall’ente previdenziale è un finanziamento con cessione del quinto, e l’INPS ha il compito di fornire alla banca una garanzia di rimborso mensile.

Il piccolo prestito

Finché dipendenti pubblici e pensionati aderiscono al fondo, possono richiedere questo piccolo prestito.

L’INPS emette piccoli prestiti su un breve termine, detraibili dallo stipendio o dalle pensioni e rimborsabili in rate fisse. Non è necessario presentare costi aggiuntivi o motivare. Di solito sono necessari per le necessità domestiche quotidiane. Per i piccoli prestiti può essere richiesto un importo pari a un mese, ovvero uno stipendio mensile o pensione per 1, 2, 3 o 4 mesi, e deve essere rimborsato in 12, 24, 36 o 48 rate.

Puoi anche richiedere piccoli prestiti mensili, biennali, triennali e quadriennali, rimborsati due volte al mese (lo stipendio netto annuo ammortizzato ogni anno è di due mesi netti), e fino a 8 rimborsi entro 48 mesi mese. Il richiedente non deve avere però altre trattenute sullo stipendio o sulla pensione. Per i pensionati, nei due casi di cui sopra, la detrazione di piccoli prestiti non può superare un quinto dello stipendio.

I piccoli prestiti possono essere rinnovati separatamente dopo il periodo di rimborso più breve e la rata corrispondente:
– Prestito annuale di 6 mesi; Il periodo di prestito di due anni è di 12 mesi; Prestito triennale di 18 anni; 24 mesi per un prestito quadriennale.

Anche in caso di rimborso anticipato è possibile richiedere un nuovo piccolo prestito, ma solo se è trascorso il tempo stimato dalla data di concessione del prestito precedente.

In caso di rinnovo, l’INPS salda il prestito in corso previa emissione di un nuovo piccolo prestito e recupera il debito residuo.

La morte del beneficiario del prestito o l’invalidità assoluta e permanente stipulata nel contratto di servizio eliminerà ogni obbligazione verso il fondo crediti. L’Inps non farà richiesta agli eredi dei debiti residui.

Se il dipendente viene trasferita ad altra Pubblica Amministrazione, l’ufficio che eroga mutui mensili con ritenuta alla fonte comunicherà all’INPS i dati del prestito, delle ritenute e dei pagamenti all’INPS alla nuova amministrazione, al fine di proseguire la ritenuta mensile.

Il prestito pluriennale

Possono richiedere finanziamenti pluriennali, il dipendente pubblico e il pensionato che da sempre partecipa alla gestione unificata del credito e dei servizi sociali (fondi di credito).

Prestiti pluriennali possono essere richiesti per far fronte a esigenze personali e / o familiari registrate, come l’acquisto della prima casa di un figlio maggiorenne che intende costituire un proprio nucleo familiare autonomo. I pagamenti mensili non devono superare un quinto dello stipendio o della pensione. La durata del prestito è di 5 anni e viene rimborsato in rate da 60 mesi, oppure 10 anni in rate da 120 mesi. In caso di rinnovo del prestito, il nuovo trasferimento annullerà anticipatamente il trasferimento precedente e una parte della compensazione del rischio sarà rimborsata compensando il premio pagabile nella nuova transazione.

Non si può effettuare il rinnovo di una cessione che è in corso da meno di due anni dalla data della vendita quinquennale o quattro anni dalla data della vendita decennale. Entro due anni dall’inizio del finanziamento quinquennale, solo se gli interessati non hanno mai beneficiato di altre mansioni decennali, possono richiedere un finanziamento decennale.

Consentire il rimborso anticipato in qualsiasi momento mentre si paga il debito residuo. Nel calcolare la parte rimanente della riserva di rischio (pari al periodo abbreviato della garanzia), il richiedente sarà risarcito. Se il prestito viene rimborsato volontariamente anticipatamente prima del biennio per il rinnovo del prestito quinquennale e del quadriennio per il prestito decennale, l’interessato può richiederne la riconduzione dopo un anno dalla data di rimborso anticipato.

Se il debitore si trasferisce alle dipendenze di altra Pubblica Amministrazione, per continuare a pagare la ritenuta mensile, l’ufficio che eroga la ritenuta comunicherà i dati del prestito, il conto ritenuta alla fonte e il versamento all’INPS alla nuova autorità.

Se il servizio viene terminato prima della cessazione della distribuzione, il suo effetto sarà esteso alla pensione secondo il diritto. In caso di cessazione del servizio al posto della pensione, viene concesso il diritto al pagamento in un’unica soluzione a titolo di risarcimento, la somma verrà trattenuta fino all’intero debito residuo per il trasferimento. In mancanza di tale compensazione, il debito residuo deve essere pagato direttamente dal debitore. La morte del beneficiario del prestito elimina qualsiasi obbligazione nei confronti del fondo di credito. L’INPS non tratterà gli eredi dei debiti residui.

Il tasso d’interesse che generalmente viene imposto

  • Il tasso di interesse nominale annuo (TAN) per i piccoli prestiti è del 4,25%. Nel calcolo del tasso di interesse annuo è necessario considerare i costi aggiuntivi, compreso lo 0,50% della commissione di gestione e l’importo del premio da versare al fondo rischi.
  • Il TAN fisso per i prestiti pluriennali diretti è del 3,50%. Per calcolare il TAEG, è necessario aggiungere lo 0,50% del costo di gestione e il premio del fondo di rischio, a seconda della scadenza e della scadenza del prestito (può essere di cinque o dieci anni).
  • Per quanto riguarda i prestiti pluriennali, si tratta di finanziamenti mirati che vengono erogati da banche e società finanziarie associate all’INPS, tra le quali l’Agenzia di Previdenza Sociale funge da garante per il rimborso dei crediti dei componenti del Comitato Gestione Dipendenti Pubblici. In questo caso TAN e TAEG non sono predefiniti, ma cambiano in base alle condizioni proposte dal prestatore.

L’INPS pubblica regolarmente la soglia di tasso di interesse indicata dalla Banca d’Italia e le banche che hanno sottoscritto contratti di finanziamento con la Banca d’Italia devono rispettarla. Questi tassi d’interesse vengono aggiornati annualmente, quindi è bene restare aggiornati regolarmente sul sito ufficiale dell’INPS.